Corte Interamericana dei diritti umani (IACtHR), 29 maggio 2025, parere consultivo, A032/25, Emergenza climatica e diritti umani 

Nel suo parere consultivo sull’emergenza climatica, richiesto da Cile e Colombia, la Corte Interamericana dei diritti umani fornisce un’interpretazione autorevole degli obblighi degli Stati nel contesto del cambiamento climatico derivanti dalla Convenzione americana sui diritti umani. Il parere consolida e sviluppa un approccio ai cambiamenti climatici fondato sui diritti umani, in progressiva affermazione a livello interno, regionale e internazionale, qualificando il cambiamento climatico come una minaccia sistemica al godimento dei diritti umani e ai sistemi ecologici che sostengono la vita. 

La Corte qualifica la situazione attuale come una “emergenza climatica” e chiarisce che gli obblighi degli Stati a protezione dei diritti umani, nella loro dimensione negativa e positiva, richiedono l’adozione sia di misure di mitigazione sia di adattamento al cambiamento climatico, fondate su uno standard di due diligence rafforzato. Essa afferma l’interdipendenza tra diritti umani e tutela dell’ambiente, riconoscendo il diritto a un ambiente sano e configurando la stabilità climatica come presupposto per il godimento effettivo di numerosi diritti sostanziali, tra cui il diritto alla vita, alla salute, all’abitazione, alla proprietà, all’acqua, al cibo, al lavoro, alla cultura e all’istruzione. La Corte sottolinea inoltre la rilevanza dei diritti procedurali nel contesto climatico, in particolare l’accesso all’informazione, la partecipazione del pubblico e l’accesso alla giustizia. Integra, altresì, i principi pro persona e pro natura, riconoscendo nell’attribuzione di una soggettività giuridica alla natura un rilevante sviluppo normativo a sostegno della protezione degli ecosistemi a lungo termine. 

Il parere pone, inoltre, l’accento sui principi di uguaglianza e non discriminazione, evidenziando come il cambiamento climatico aggravi le disuguaglianze esistenti e colpisca in modo sproporzionato i gruppi vulnerabili. Riconosce pertanto l’obbligo degli Stati di adottare misure differenziate per garantire a tali gruppi il godimento effettivo dei diritti umani. 

Sebbene la Corte non affronti esplicitamente il tema dell’economia circolare, la sua ricostruzione degli obblighi climatici degli Stati può incidere indirettamente sul dibattito relativo alla trasformazione circolare dei modelli economici e allo sviluppo dei relativi concetti giuridici a livello internazionale, regionale ed interno. Di particolare rilievo, in tale prospettiva, è la nozione di sviluppo sostenibile adottata dalla Corte: nel bilanciamento tra sviluppo socio-economico e tutela ambientale, i diritti umani sono posti quale obiettivo centrale, chiarendo che lo sviluppo economico deve essere orientato alla loro realizzazione, rimanendo entro i limiti imposti dalla protezione dell’ambiente. 

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