Nel caso Kapa et al. c. Polonia, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affrontato la questione dell’inquinamento acustico nella piccola città di Stryków, derivante dall’attuazione di politiche di sviluppo infrastrutturale stradale. Il ricorso è stato presentato da diversi residenti, i quali lamentavano che le autorità non avessero tutelato il pacifico godimento delle loro abitazioni, avendo deviato il traffico pesante da un’autostrada in costruzione verso una strada non idonea a tale scopo, con conseguente violazione dei diritti garantiti dall’articolo 8 CEDU.
La Corte ha riconosciuto che il rumore, le vibrazioni e altre forme di inquinamento derivanti dal traffico stradale possono incidere sulla qualità della vita degli individui e, pertanto, far sorgere obblighi ai sensi dell’articolo 8 CEDU, chiarendo la soglia di gravità rilevante ai fini della valutazione. Pur riconoscendo il margine di apprezzamento di cui godono gli Stati nell’adempimento dei loro obblighi ai sensi dell’articolo 8, la Corte ha esaminato se il bilanciamento tra gli interessi contrapposti fosse stato esercitato in maniera corretta. In particolare, pur riconoscendo i notevoli sforzi compiuti dalle autorità pubbliche per affrontare la situazione, in un contesto in cui la disponibilità di misure di adattamento era limitata, ha rilevato che le misure adottate si siano rivelate inefficaci, tardive e inadeguate. Ciò ha determinato una preferenza indebita per gli utenti della strada a danno dei residenti, i quali hanno dovuto subire gli effetti della deviazione del traffico su una strada non idonea a tal fine. La Corte ha, quindi, concluso che lo Stato non ha realizzato un equo bilanciamento, con conseguente violazione dell’articolo 8 CEDU.
Sebbene la Corte non affronti esplicitamente il tema dell’economia circolare, la sentenza può risultare rilevante per il dibattito sui modelli di economia circolare, nonché per lo sviluppo e l’attuazione dei relativi principi giuridici, nella misura in cui evidenzia le implicazioni in termini di diritti umani delle molestie ambientali derivanti dal traffico stradale e la loro idoneità a generare obblighi giuridicamente azionabili ai sensi della Convenzione. In particolare, essa chiarisce l’applicazione del criterio del giusto equilibrio (fair balance) nella valutazione dell’adeguatezza ed efficacia delle misure statali volte a proteggere gli individui dagli effetti negativi delle attività infrastrutturali sulla loro qualità della vita.
